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VITA PASTORALE
CHE COS’E’ I L C O N S I G L I O P A S T O R A L E
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è realtà ecclesiale, viva, dinamica; luogo di incontro e di impegno pastorale, più che struttura organizzativo funzionale. E' organismo della Comunità Parrocchiale,rappresentandola ma non sostituendola: ne esprime l'unità della fede, l'intima natura comunitaria, la varietà dei carismi e dei ministeri, lo slancio missionario. Nel pieno rispetto della struttura gerarchica della Chiesa, è segno e strumento di Speranza, che esprime e favorisce la Comunione del Parroco con l'intero Popolo di Dio sparso nella Parrocchia.
Il consiglio Pastorale rispetta le competenze e l'autonomia delle associazioni, dei gruppi e dei movimenti che vivono nella Parrocchia. Alle associazioni, ai gruppi e ai movimenti è richiesta, come criterio di ecclesialità una particolare ricettività alle indicazioni date dal Consiglio.
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale studia, programma e verifica l'azione pastorale della Comunità Parrocchiale nel duplice momento di crescita interiore e di missione. Tutti i problemi che riguardano la vita religiosa della Parrocchia sono di sua competenza, soprattutto la conoscenza e l'adesione alla Fede, la pratica dei Sacramenti, la vita morale e l'esercizio della Giustizia e della Carità.
Il Consiglio Pastorale individua le esigenze primarie della Parrocchia e programma gli interventi secondo precisi piani Pastorali, strettamente collegati a quelli proposti dal Vescovo di Pisa e dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel rispetto dei tempi di maturazione di tutti i membri della Comunità Parrocchiale.
PROGRAMMA PASTORALE
Parrocchia SANTA MARIA DELLA PIETA’
- SAN NICOLA LA STRADA -
dare vita alle nostre tradizioni
e tradizione alla nostra vita
Indicazioni per la vita personale e parrocchiale
- "Ripartire da Cristo" (Giovanni Paolo II Novo Millennio Ineunte III)
- "Scoprite le vostre radici cristiane" (Giovanni Paolo II Messaggio per la XVII GMG)
- "Dare un volto missionario alle nostre tradizioni" (C.E.I Orientamenti pastorali)
Non si tratta, allora, di inventare un « nuovo programma ». Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio. È necessario tuttavia che esso si traduca in orientamenti pastorali adatti alle condizioni di ciascuna comunità. (NMI, 29)
CHIAMATI ALLA SANTITÀ
La prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità (NMI, 30)
1. VITA DI GRAZIA E SPIRITUALE
1.1 Sacramenti: - Riconciliazione ed Eucaristia
(da praticare frequentemente e da approfondire).
- valorizzazione degli altri sacramenti (Battesimo, Matrimonio, Unzione degli infermi, Cresima, Ordine Sacro).
1.2 Preghiera:
- personale: mattino e sera, meditazione…
- familiare: ai pasti, lettura della Parola di Dio…
- comunitaria: adorazione mensile, vespri, rosario, ritiri …
1.3 Carità:
stile personale e familiare di sobrietà ed essenzialità, pratica della condivisione e del volontariato.
1.4 Accompagnamento spirituale
("direzione spirituale") regolare e ricerca vocazionale.
2. FORMAZIONE CRISTIANA
2.1 Catechesi dell'iniziazione cristiana
(non perdere di vista l'obiettivo: formare dei cristiani).
2.2 Formazione permanente degli adulti (catechesi specifiche, centri di ascolto del Vangelo, lettura personale della Parola di Dio, recupero dei documenti del Concilio Vaticano II, iniziative diocesane del progetto culturale…) con speciale attenzione alla formazione degli operatori pastorali.
2.3 Precisazione degli itinerari di preparazione ai sacramenti del Battesimo e del Matrimonio.
2.4 Conoscenza dei santi; in particolare una maggiore conoscenza della vita e degli insegnamenti di San Girolamo.
CHIAMATI ALLA COMUNITÀ
Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti. (NMI, 43)
Sperimentare la verità del Vangelo praticando nelle iniziative comuni (di ogni genere) uno stile evangelico di:
3. FRATERNITÀ
3.1 Accoglienza di ogni persona (con la sua cultura, età, razza, salute, posizione sociale…).
3.2 Formazione di «gruppi» corrispondenti alle diverse età (con catechisti, animatori o responsabili).
3.3 Reagire allo scollamento tra le generazioni:
- promuovere attività che coinvolgano tutti: gite, feste, canti …
- stimare sinceramente ciò che fanno gli altri portando un contributo costruttivo all'iniziativa.
3.4 Cura dei malati
(proponendo la Comunione domenicale a casa, conoscenza e compagnia delle persone sole e anziane, ricordo nella preghiera comunitaria, aiuto ai familiari… ).
4. COLLABORAZIONE
4.1 Disponibilità di ciascuno a mettersi a disposizione della vita parrocchiale con le proprie capacità e il proprio «carisma» (dono di Dio dato al singolo per l'utilità di tutti).
4.2 Progressiva assunzione di responsabilità nei settori e nelle attività di pertinenza dei laici.
4.3 Conferma degli organismi pastorali di collaborazione nella animazione dell'intera comunità: Consiglio Pastorale, Consiglio per gli affari Economici, Caritas parrocchiale...
4.4 Valorizzazione di tutti coloro che sono disponibili e che si rendono presenti alle iniziative parrocchiali anche se occasionalmente (di altre parrocchie, turisti, immigrati…).
CHIAMATI ALLA TESTIMONIANZA
La nostra testimonianza sarebbe insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo contemplatori del suo volto. (NMI, 16)
5. TERRITORIO
5.1 Allargare e coltivare rapporti personali amichevoli (ad es. nel vicinato).
5.2 Attenzione alle varie povertà e impegno specifico verso chi manca dei beni essenziali al proprio sostentamento (curare e prevenire) rendendo più corale l'impegno di carità.
5.3 Accoglienza delle esigenze e opportunità presentate dal settore turistico:
- Proposta di attività spirituali, culturali e ricreative con il coinvolgimento dei turisti.
- Scambio di esperienze pastorali.
5.4 Partecipare cordialmente e attivamente alle iniziative del Centro Storico e della Diocesi riscoprendo una comune vocazione alla missionarietà nella città e sul territorio.
5.5 Informazione capillare e personale riguardante le iniziative parrocchiali (non solo giornalino parrocchiale, ma comunicazione personalizzata).
6. PROFESSIONE
6.1 Acquisizione di professionalità e competenza nel proprio settore e compimento pieno del proprio dovere.
6.2 Rifiuto della competizione indiscriminata che non guarda in faccia niente e nessuno.
6.3 Scelte concrete che testimoniano la propria scala di valori (la famiglia prima del successo, le persone prima dei soldi, la carità prima del lusso…).
7. TEMPO LIBERO
7.1 Formare e rendere consapevole ogni fedele della responsabilità missionaria.
7.2 Esclusione di ogni iniziativa e manifestazione che contrasti la propria coscienza, danneggi la salute o richieda di "congelare" per un certo tempo la propria fede.
7.3 Senza ostentazione, non nascondere i segni e i gesti che esprimono la propria fede cristiana.
«A tutti vogliamo recare una parola di speranza. Non è cosa facile, oggi, la speranza; l'idea che la storia abbia una direzione, che sia incamminata verso una pienezza che va al di là di essa.
C'è poi la tentazione di dilatare il tempo presente, togliendo spazio e valore al passato, alla tradizione e alla memoria. A volte abbiamo paura di fermarci per ricordare, per ripensare a ciò che abbiamo vissuto e ricevuto. Preferiamo fare molte cose, o cercare distrazioni.
Eppure sono l'ascolto, la memoria e il pensare a dischiudere il futuro, ad aiutarci a vivere il presente non solo come tempo del soddisfacimento dei bisogni, ma anche come luogo dell'attesa, del manifestarsi di desideri che ci precedono e ci conducono oltre, legandoci agli altri uomini e rendendoci tutti compagni nel meraviglioso e misterioso viaggio che è la vita».
(Orientamenti CEI 2000-2010)